22/12/2003

In ritardo, volevo commentare le ultime puntate di "Dawson's Creek". Si tratta, come molti sanno, di una serie televisiva che - almeno nelle prime due stagioni - ha costituito la versione deluxe di "Beverly Hills 90210". Lo spleen adolescenziale, mescolato a una certa forma di cinefilia, veniva intelligentemente amministrato dalla penna di Kevin Williamson. Questi, sceneggiatore di "Scream" e dei nuovi puzzle-horror contemporanei, aveva trovato nei primi tempi una vena nostalgica di una certa levatura. Non eravamo di fronte a "Un medico tra gli orsi", per intenderci, ma come serie adolescenziale funzionava molto bene. Poi, in seguito, la serie si è persa lentamente in una deriva infantile piuttosto deludente. Il finale della sesta e ultima stagione, pur contenendo incomprensibili cadute (la morte inopinata e gratuita di Jen, la menata sull'omosessualità a Capeside) ha ritrovato qualche energia. L'idea che Dawson diventi scrittore televisivo e produca Dawson's Creek, ribadendo l'autobiografismo metatelevisivo di Williamson, non era malaccio. Peccato solo che, per puro divertimento, Williamson abbia voluto unire alla fine la bella Joey - ovvero la bellissima, altro che bella, Katie Holmes - con un personaggio sfiatato come Pacey, gettando all'aria il cerchio perfetto che avrebbe costruito il trionfo, lungamente rimandato, del rapporto Dawson/Joey. Una cattiveria, che peraltro denega l'unico motivo per cui gli spettatori - come il sottoscritto - vedevano ormai "Dawso'ns Creek": srotolare la tela di Penelope in attesa che il demiurgo - prima o poi- coronasse l'amore tra i due. Non c'è più religione. Perché allora guardare la televisione se nemmeno lì i sogni si avverano? Roy Menarini
di menarini at 16:39:02 10 Commenti