19/01/2004
FFF 2004 parte II
Sul programma: è evidente l'orientalizzazione del festival, il che non è di per sé male, ma non limiterei alle retrospettive l'osservatorio sull'animazione americana e occidentale. Tonnellate di anime e cartoon giapponesi hanno un senso se si chiamano "Tamala 2010" (deliziosamente delirante) o "Parasite Dolls" (buon vecchio cyberpunk, ormai pura nostalgia), meno se si tratta di "Laputa" in Betacam. Buono l'omaggio a Kon Satoshi - vista la forza di "Tokyo Godfathers", la piacevolezza un po' ruffiana di "Millennium Actress", la stramba ribalderia di "Memories", almeno nell'episodio space-opera, dove per "opera" si intende la lirica. Harryhausen, sia pure inficiato da pellicole così così e senza uno straccio di sforzo per sottotitoli elettronici, mi ha riportato a ricordi infantili di polli giganti, bruchi lunari, seleniti in tuta marrone, giganti e nani, statue viventi: non erano figure mitizzate dall'infanzia, erano proprio così! Il che conferma la mia ipotesi sulla generazione di Lucas e Burton: crescere a peyote e Harryhausen ha avuto, oltre che qualche conseguenza, anche una sua coerenza. Infine, molto interessante Plympton, che è più un disegnatore che un animatore e che dovrebbe limitarsi ai cortometraggi. I lunghi, ancorché godibili e irriverenti, stancano presto. Comunque un mezzo genio, che disegna troppo e soffoca una qualità altrimenti altissima. Saluti.19/01/2004
FFF 2004
Roy Menarini scrisse: eccomi dunque a parlare del FFF 2004. Il festival ha compiuto sei anni. E li ha compuiti malino. In ordine direi: 1) Il cinema Capitol, come notato l'anno scorso, è inadeguato. Non ha atrio. Il festival è a gennaio. Le file si fanno all'aperto. L'equazione è sufficientemente chiara? 2) La trovata dell'anno - ovvero che tutti, stampa compresa, dovessero acquistare i biglietti per l'intera giornata entro le 11 di mattina - è stata prevedibilmente un fiasco. Il festival più stancante della mia vita (ed era nella mia città) mi è costato in totale 13 ore e 50 min. di file, senza poter mai cambiare idea sulla visione di un film, e quindi frustrando ogni filosofia da mostra. Inoltre ho perso vari film poiché dovevo restare in fila decenni, a causa della lentezza delle uniche 2 casse al lavoro. Non ci voleva molto a prevederlo. 3) Il festiva era un deserto. Sale semivuote. Figure barbine di fronte agli ospiti. Se mi vengono a raccontare di 30.000 accessi, lo dico subito, non crederò a una parola. Urge immediata riflessione (e - ma questo vale per tutti i festival - una lezione di cortesia a direttori, collaboratori e personale di sala).di menarini at 11:40:53
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