29/06/2004

Scarti

..come quelli che escono a fine giugno, anche se attendiamo tra pochi giorni Godard, Miike, Breillat, Ruiz e non è poco. Nel frattempo visto "Ma mère", un'incredibile sciocchezza che si vuole tratta da Bataille, dove l'ormai burattinesca Huppert offre una nuova prova di masochismo e perversione, cercando di scoparsi il figlio e umiliandosi per espiare (fantastica la masturbazione del giovane Garrel in obitorio, ma niente male neanche la pulitura dell'ano da parte della prostituta: il tutto shakerato da una mdp allo sbando). Ci ricorderemo di questo Honoré, per poterlo evitare d'ora in poi. Appena più gradevole "Nudisti per caso", di quei film moralisti che fanno i voyeur ma poi ti danno una bacchettata sulle dita (bellissime però le protagoniste). Ancora" "Ripper" è un horror imbarazzante, "Stai con me" il peggior film italiano dell'anno (e ce ne voleva, dopo "Fino alla fine" sceneggiato da Costanzo, o si intitolava in altro modo?), "Alamo" un'idea sprecata, quella di proporre un eroismo mesto né revisionista né bushiano, ma il tutto finisce in un torpore invincibile. Mi aspetto molto dai "Mille corpi" di Zombie che vedrò in questi giorni. La cosa più bella viene al solito dalla tv: il pianto di Jack Bauer, 24a puntata di "24", terza serie. Immenso.
di menarini at 11:22:37 5 Commenti

22/06/2004

L'ultimo disco dei Beastie Boys

Breve incursione musicale, per consigliare l'acquisto (o la duplicazione o lo scaricamento peer to peer, vedete voi) di "To the 5 boroughs", ultimo capolavoro dei Beastie Boys. Con suoni stilosi anni Ottanta - come giustamente afferma "Rumore" senza peraltro aver capito il disco -, i BB si confermano i migliori dell'hip hop di sempre, e cacciano sotto terra con un paio di rime tutti i 50 cent del mondo. la cosa incredibile è la capacità di trovare con due o tre suoni di campionatori basi da deliquio e momenti di musica assoluta. Il loro rimare è sempre imbattibile, in particolare MCA sempre più roco va sul velluto in maniera clamorosa. La qualità dei pezzi è in media molto alta (altre volte, a metà disco avevano un po' tirato i remi in barca) e "Open letter to NYC" è già un anthem per il presente. I testi sono complessi e le rime raffinatissime, al solito, anche se poi i BB potrebbero cantilenare anche sul rumore di una bettoniera. Non capisco poi chi si lamenta del "disimpegno" del gruppo: magari se ci si sforza di leggere i testi (gustosamente commentati da chiose in stile nota del redattore) ci si accorge della temperatura politica di questo cd. Insomma, i migliori come sempre.
di menarini at 20:05:36 17 Commenti

21/06/2004

Drew e altre storie

Adoro Drew Barrymore. Lo so, non è più la magnifica creatura che si fece fotografare nuda su Playboy in piscina a vent'anni, è più rotonda e sferica, ma mi piace lo stesso. E' bellissima in "50 volte il primo bacio" dove riesce a fornire il sottotesto straziante del filmetto (riuscireste a far re-innamorare di voi la vostra compagna ogni 24 ore mentre lei perde la memoria di notte? Naturalmente no, né io né voi, ma il film cerca di convincervi del contrario in maniera non deteriore). E' incantevole in "Duplex", con Stiller (che, per inciso, gira troppi film), un altro mediocre esito di De Vito, un "autore" a tutti gli effetti, di pellicole inconcludenti. E poi non riesco a dimenticare i segni di famiglia stampati sul volto di Drew, e il fatto che si sia fumata di tutto da bambina, e insomma mi intriga molto. Trovo invece respingente Valeria Bruni Tedeschi, il cui "E' più facile..." (visto a Parigi l'anno scorso) è invece lieve e stralunato, keatoniano e monteriano, assurdo e in fondo originale, secondo un'idea ombelicale che mi pare l'unica immaginabile per un film così. Lo potrei pure rivedere, cosa che non farò con il cinemino etnico e salottiero di "L'angelo della spalla destra" (visto a Pesaro '03). "Out of time" di Franklyn (uno che quando ci si mette ha occhio) è un divertente noir-action tutto girato al sole, con una trama a forma di strangolamento che si esaurisce in se stessa ma riesce a offrire l'idea di b movie nel 2004, nell'accezione migliore. Invece "Highwaymen" di Harmon (ovvero "The Hitcher" + "Duel" + "Crash", allora è meglio "Radio Killer" di Dahl) delude, perché le suggestioni e gli orrori sono tutti di seconda mano, e manca qualsiasi mordente. Torniamo tutti a rivederci "Aurora", che è meglio. Non bastasse il fatto che è un film immenso, che seleziona le persone (chi lo comprende e si commuove, può stare al mondo; gli altri non esistono, sono morti e non lo sanno), è anche un esempio di quel che Hollywood avrebbe potuto essere, storie tradizionali dentro un'infinita sperimentazione visiva. Era l'aurora di un cinema americano diverso, mai del tutto sbocciato.
di menarini at 08:03:28 5 Commenti

13/06/2004

Coen & Coen

Dopo tutte le perplessità lette da Cannes, questo "Ladykillers" è certamente meglio di quanto mi aspettassi. Mi sembra ingeneroso trattarlo male, anche se poi - con tutta onestà - bisogna dire che è la seconda "vacanza" d'autore che i Coen si prendono. Quello con Clooney e questo sono film di superficie, estremamente densi, ancora una volta punteggiati di elementi di sicuro interesse (qui il gotico del sud, Poe, lo slapstick, il remake che migliora l'originale), ma lontani probabilmente dalle vette di "Lebowski", "Fargo" o "L'uomo che non c'era". Il film è piacevole, intelligente, ricchissimo, un po' asfittico, ma con momenti esilaranti (il match di football in soggettiva su tutti). La trasformazione "ai danni" dell'originale è tutta in attivo, e fa pensare a quanti film della Ealing di quegli anni si potrebbero migliorare. Vediamo che cosa succederà ora, anche perché queste scappatelle con divi al botteghino Usa sono andate malissimo. I Coen dovranno riflettere, come hanno detto. A noi, che del successo ce ne infischiamo, interessa dire che "Ladykillers" va visto senza dubbio, anche se è un film minore. Non c'è nè da fasciarsi la testa (perché la qualità è alta) nè da urlare rabbiosamente al capolavoro pur di difenderli da chissà chi. Una battuta anche per "Primavera, estate..." di Kim Ki-Duk (di cui avevo visto "L'isola", ottimo, "Adress Unknown", interessante, "Bad Guy", molto coinvolgente): sembra all'inizio un film da festival un po' zuccherato e da esportazione, poi diventa davvero affascinante, una fiaba buddista aspra e carnale, quindi in controtendenza rispetto al cinema orientale da mostra. Ki-Duk è davvero un regista importante, e per una volta il cinema coreano viene distribuito. Piacerebbe che fosse solo l'inizio.
di menarini at 21:51:01 11 Commenti

06/06/2004

Uomini e lupi

"Il tempo dei lupi" è la risposta europea a autoriale al pop corn movie di Emmerich. I due film rappresentano chiaramente l'arco dei linguaggi possibili al cinema. Uno è un rigoroso esercizio filosofico e l'altro un blockbuster. Entrambi immaginano un mondo allo sbando a causa di qualche catastrofe e si chiedono come vivrebbero i sopravvissuti. L'europeo, col suo pessimismo della ragione, spiega che ci trasformeremo in lupi, ci sbraneremo, ci stupreremo, ci uccideremo l''un l'altro e, forse, ci getteremo nel fuoco pur di morire. L'altro, democratico e ottimista (e perché un happy end a Hollywood lo devi pur dare), ci racconta di una comunità che si organizza, solidale, che cerca rifiugio in una biblioteca e che impara la lezione finendola con l'arroganza e l'isolamento. A parte le forzature, è piuttosto chiaro che anche "Il tempo dei lupi" recupera la lezione apocalittica degli anni Settanta interpretando questo momento di guerre, terrorismi e paure universali. Lo fa alla Haneke, quindi con grevità, un qualche sadismo e nessuna speranza. Certo, è un film che si basa su assunti fragili (homo homini lupus, appunto, sai che scoperta) però possiede una forza innegabile, la violenza è così tenebrosa e ripugnante che non credo si possa liquidare facilmente, come invece è stato fatto. Anzi, preferisco questo film a "Storie" e "La pianista", dove l'incontro tra Heneke e l'auterisme alla francese mi sembrava un po' pacchiano. Qui anche la Huppert viene ridotta a minerale, e costretta a non essere protagonista. Più vicino a "Benny's video" e "Funny Games", insomma, il che giova...
di menarini at 11:45:22 10 Commenti

01/06/2004

Storie americane

Dunque, sono tornato dalle Marche (Sirolo) dove mi ero ritirato a scrivere approfittando di 3-4 giorni senza impegni istituzionali. E ho scritto molto, sospendendo solo per parlare al telefono, in radio e per andare a mangiare. Da oggi cominciano i consigli gastronimici: ristorante "La Quinta", porticciolo di Fano (pesce, luogo alla buona, discreto, 20 euro a testa), "Strologo", piazza di Camerano (affidabilissimo, sincero, di "base", ottime tagliatelle al ragù, carne cucinata in maniera casalinga, vin bianco della casa più che bevibile, 13 euro a testa!), "Le Azalee del Conero" (ristorante di terra e di mare, segnalato in alcune guide, pretenzioso, ottimi antipasti, primi di pesce di qualità, secodi rivedibili, almeno la mia tagliata di tonno, e molto molto caro, 50 euro a testa con un buon Verdicchio ma nulla più; meglio allora "Saraghina" a Marcelli). Al cinema, invece, "L'alba del giorno dopo". Pensavo fosse uno di quei catastrofici che raccontanto l'America per caso, e invece è programmaticamente un film anti-Bush, con un vero e proprio programma democratico. Si parla di clima, ma il meteo è facilmente leggibile come terrorismo del sud del pianeta, che infatti viene risparmiato dal flagello divino e spiega all'America che cosa deve fare per vivere in un mondo migliore. Persino inquietante nel suo schematismo (e chi scrive non è certo un fan della politica estera dei neo-con), pesante come tutti gli Emmerich, certo non come "Il patriota". Tuttavia divertente, almeno nella prima parte. L'altra metafora americanologica è il ben più spiazzante "Una storia americana", documentary distribuito con sottotitoli (e due, dopo Dumont, che ci si incammini verso la strada giusta?). E' la ricostruzione del caso Friedman, ovvero di un padre e di un figlio accusati di pedofilia e sodomia ai danni di decine di ragazzini. L'accusa è mostruosa, ma Jarecki ci narra - con l'aiuto dei loro home movies - il crollo di una famiglia disfunzionale di fronte all'orrore, lasciando l'atroce dubbio sugli avvenimenti. Castello di bugie o verità indicibile? Quel che non lascia dubbi è la pedofilia del padre, e pesanti sono i sospetti sui figli e su quel che deve essere avvenuto durante la loro infanzia. E' un film persino fastidioso per come entra nella vita domestica dei protagonisti, tuttavia un pugno nello stomaco. Ottimo che una cosa così sia stata distribuita...

di menarini at 07:20:41 7 Commenti