06/06/2004

Uomini e lupi

"Il tempo dei lupi" è la risposta europea a autoriale al pop corn movie di Emmerich. I due film rappresentano chiaramente l'arco dei linguaggi possibili al cinema. Uno è un rigoroso esercizio filosofico e l'altro un blockbuster. Entrambi immaginano un mondo allo sbando a causa di qualche catastrofe e si chiedono come vivrebbero i sopravvissuti. L'europeo, col suo pessimismo della ragione, spiega che ci trasformeremo in lupi, ci sbraneremo, ci stupreremo, ci uccideremo l''un l'altro e, forse, ci getteremo nel fuoco pur di morire. L'altro, democratico e ottimista (e perché un happy end a Hollywood lo devi pur dare), ci racconta di una comunità che si organizza, solidale, che cerca rifiugio in una biblioteca e che impara la lezione finendola con l'arroganza e l'isolamento. A parte le forzature, è piuttosto chiaro che anche "Il tempo dei lupi" recupera la lezione apocalittica degli anni Settanta interpretando questo momento di guerre, terrorismi e paure universali. Lo fa alla Haneke, quindi con grevità, un qualche sadismo e nessuna speranza. Certo, è un film che si basa su assunti fragili (homo homini lupus, appunto, sai che scoperta) però possiede una forza innegabile, la violenza è così tenebrosa e ripugnante che non credo si possa liquidare facilmente, come invece è stato fatto. Anzi, preferisco questo film a "Storie" e "La pianista", dove l'incontro tra Heneke e l'auterisme alla francese mi sembrava un po' pacchiano. Qui anche la Huppert viene ridotta a minerale, e costretta a non essere protagonista. Più vicino a "Benny's video" e "Funny Games", insomma, il che giova...
di menarini at 11:45:22 10 Commenti