15/02/2004

Woo, il mélo e le seconde occasioni

Come si poteva prevedere, tutto quello che è stato scritto in questi giorni su "Paycheck" è carta straccia. Si tratta di un film accecante, in tutti i sensi, nascosto dietro a una lunga serie di botole nascoste. Prima c'è la storia di fantascienza - tra l'altro molto bella, non solo grazie a Dick -, poi c'è il lato "styilish action" per i fans di Woo (con un paio di inseguimenti ben riusciti e la solita, doviziosa cura nella formalizzazione dello spazio disorganico); infine, ben dietro a tutto, ma impossibile a non vedersi per i più sensibili, il melodramma. E' curioso come Woo rilegga Hitchcock, citato una decina di volte durante la pellicola, come melodrammista. Ne esce una prassi hitchcockiana lontana e speculare a quella di De Palma, che ne duplica e rimodula il sistema strutturale e visivo. Ecco dunque che il nocciolo che conta è, in questa storia fantaspionistica girata con spirito alla Frankhenheimer (come già "Face/Off"), la cancellazione della memoria. Essa serve sia a stimolare la trama thriller, sia a riflettere sui termini emozionali. Bellissima l'idea che - a fronte di qualsiasi cancellazione - la memoria remota resti vibratile grazie alla classiche madeleine proustiane. E meravigliosa la disperazione di Uma Thurman quando capisce che il suo innamorato, avendo perso la memoria degli ultimi 3 anni, non si ricorda più di lei. Eppure, l'amore trionfa, per predestinazione, per corrispondenza di sensi, per affinità elettive. E Uma ricorda a Ben (Affleck): "Una volta sei venuto da me, dopo aver visto nella macchina del futuro, e mi hai chiesto se mi sarei mai innamorata di te sapendo in anticipo che sarebbe finita; e io ti ho risposto che comunque mai avrei rinunciato al tempo passato insieme, perché è stato indimenticabile". "Paycheck" si trasforma così in un thriller delle prove d'amore, in un trionfo delle seconde occasioni anche quando tutto sembra congiurare contro la coppia, in un progetto folle che il protagonista mette in atto - prima ancora che per salvare il mondo - per poter perdere la memoria ed essere sicuro di ritrovare la sua metà. Più melodrammatico di così. di menarini | 15/02/2004
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