"Butterfly Effect" è un film curioso. Anzitutto, sembra proprio che quella della memoria sia diventata una mania dell'epoca contemporanea. Dopo "Memento", "Novo", "Nemo", "Paycheck", e in attesa di "Eternal Sunshine" o "50 dates", tutti sul tema della cancellazione e del recupero dei propri file mnemonici, il film con il tontissimo Ashton Kutchner spara in tutte le direzioni in cui può. Comincia come un inquietante (e molto) racconto di formazione violenta, in mezzo a psicosi, depressione (sociale) e pedofilia, non lontano dalle atmosfere del bel "Frailty", poi si getta sul fantastico parapsicologico con l'idea che il flash-back del proprio rimosso possa servire a cambiare il corso della vita. Grazie al trucchetto, Ivan - il protagonista - scampa a vari futuri cupi, tra cui quello detestabilissimo di essere stuprato da alcuni nazisti bianchi dentro una prigione ad alta sicurezza (sic), ma scopre che ogni volta - da una parte o dall'altra - le cose vanno di peste e soprattutto che la sua amata è sempre infelice (o morta), comunque vada. Bene, a parte tutte le sciocchezze, i buchi di trama, le assurdità assortite, il film ha un suo perché, una sua energia rozza, un "punch" che si lascia apprezzare nel sensazionalismo di cui è comunque impregnato. Bella inoltre l'idea che per salvare la donna che ama fin da bambina, il protagonista non possa fare altro che andarsene e lasciarle vivere la sua vita senza di lui. Unico gesto possibile: l'assenza.