07/03/2004

Provincia e provinciali

Non so ancora esattamente che cosa pensare di "Agata e la tempesta". Mi sembra che sia un film con materiali migliori e più interessanti di quelli di "Pane e tulipani" ma infinitamente meno ispirato. Ha un'aria frantumata, che alle volte è la sua forza e alle volte lo seppellisce in un torpore irragionevole. Soldini riesce bene nelle singole gag (è un ottimo cineatsa comico puro, ma fa finta di non saperlo), inventa senza fine episodi e situazioni ma annega tutto in una forma di surreale conciliatorio evidentemente ispirato al precedente film, di cui mantiene il team di protagonisti. L'impressione è che di questo film non ci si ricorderà a lungo, anche se il talento del cineasta è fuori discussione. Imbarazzante, comunque, il modello kaurismakiano, come in "Pane e tulipani": il west padano è come il west finlandese e colori e musica provengono da lì. Peccato che Solfrizzi e Santamaria non possano essere né Pellonpaa né Buster Keaton. Peggio comunque Verdone, il vero Anzianotti del nostro cinema. Ancora cellulari che squillano in momenti poco opportuni, ancora il cinquantenne che ama il rock anni Sessanta, ancora la coppia borghese in crisi, ancora la Rocca, ancora gli adolescenti da amare di più, ancora le facce e le faccette di un volto imbolsito che non fa più ridere, ancora quella regia sciatta e dignitosa per cui non lo odi ma dovresti, ancora un cinema che si accontenta in maniera spudorata del suo compitino e del suo provincialismo coatto.

di menarini | 07/03/2004
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