For Those About to Rock
Dunque, 50 anni di rock. E "School of Rock". Non esiste ancora un testo esatto e definitivo sui rapporti strutturali tra cinema e rock. Non intendo i soliti, pur interessanti, volumi sugli incontri effettivi tra un mezzo e l'altro (per questo leggersi il bel libro di Simone Arcagni, "Cinema e rock" di qualche anno fa), ma la vera influenza culturale del rock sul cinema. Considerando che negli anni '50 il cinema muta pelle e voce, io credo che il rock c'entri parecchio, e ancora di più ciò valga per la New Hollywood degli anni Sessanta. A volte, il processo è contrario: basti pensare all'importanza di Godard per la rivoluzione avanguardistica di John Zorn o più in generale dell'immaginario cinematografico su tutti i crossover. Discorsi troppo difficili. Intanto c'è "School of Rock". Non credo che, come invece sostiene l'amico Nazzaro su "Rumore", il film finisca coll'ingabbiare la rivoluzionarietà del rock dentro le mura scolastiche, trasformandolo in materia curricolare. Anzi, lo sguardo di Linklater sulla scuola privata è piuttosto critico e la biforcazione di sguardo, adulto verso bambino e viceversa, finisce diritto allo spettatore con una ricchezza davvero sorprendente. Mi sembra inoltre una riflessione sull'istituzionalizzazione del rock, da una parte, e sulla sua mancata accettazione, ancora nel 2004, dall'altra. Sottile e vagamente sovversivo, "School of Rock" è uno strano oggetto, un piccolo grande film per famiglie dall'aria radicale e proletaria, anche grazie al genio di Jack Black. Ancora una volta, la banda del New Jersey (Kevin Smith, Gus Van Sant, Linklater, ecc.) si infiltra nel blockbuster e sparge qualche segno non comune. Di cinema e rock riparleremo.
di menarini | 13/04/2004