After Midnight
"Dopo mezzanotte" ci restituisce un Ferrario davvero in forma. Certo, "Guardami" era un progetto sbagliato da cima a fondo, che pure è costato a lui - e a chi vi ha partecipato - una o due ulcere. Però, in quella occasione, mi era sembrato che Ferrario fosse ormai completamente incarognito per l'accoglienza riservata al suo film, e che le polemiche contro i critici (mondo da cui pure proviene) gli fossero sfuggite di mano. Di tempo ne è passato, e si vede: "Dopo mezzanotte" è un'opera di levità individabile, con un'idea del cinema tutto sommato bella e positiva, che fa da contraltare al pur suggestivo "The Dreamers" di Bertolucci. Il Museo Nazionale del Cinema di Torino - anche se con qualche carineria di troppo - diventa set vivente e il gesto avanguardistico del protagonista (che riprende la Torino di inizio secolo, ma nel 2000) mi ha ricordato quelli (un po' più estremi) di Léaud in "Irma Vep". Le citazioni da "Jules et Jim" sono l'unica cosa stonata (perché abusate) in un racconto fragilmente vittorioso di inadeguatezza e memoria, dove il cinema primitivo funziona come traccia estetica per vivere meno stupidamente. Il film finisce con una ironica allusione ai tempi che corrono grazie a un manifesto di Berlusconi. A questo proposito, va recuperato un ottimo articolo di Gianni Canova sul "Manifesto" di ieri a riguardo proprio delle affissioni elettorali, mai deprimenti come oggi (la sinistra poi sembra votata al suicidio. I manifesti più brutti e insensati le appartengono, così come quelli - nella mia città - di Cofferati. Hai voglia a turarti il naso...). "Il siero della vanità" invece conferma la mediocrità di Infascelli, già ampiamente dimostrata nell'imitatorio "Almost Blue". Questa volta, satira della trash tv (ma non funziona! Non lo hanno ancora capito i registi italiani che sport e tv bisogna lasciarli perdere? Non siamo nella stessa espisteme americana...), e poliziesco orrorifico si intrecciano senza un perché. L'impressione è quella di un espressività ottusa, di un cinema che si chiude da solo le porte in faccia, di un bagaglio culturale soffocato da quel che si addita, insomma di un film dal talento limitato.
di menarini | 30/04/2004