13/05/2004

Fanta cifre

Due film di fantascienza low cost. "Cypher" e "Code 46". A che fantascienza appartengono? Si sarebbe detto, una volta, fantascienza "sociale" o "politica", oggi è "intimista". Comunque sia, il film di Natali (il cui "Cube" era interessante ma stiracchiato) è un aggiornamento di note tematiche letterarie cyberpunk. Quello di Winterbottom sembra un po' wendersiano (futuro stile "Fino alla fine del mondo") ma tutto sommato sempre allo stesso immaginario fa riferimento: multinazionali, futuro inospitale, agglomerati urbani e classi sociali ben distinte, possibilità di manipolare la memoria umana come si fa con i repertori informatici. Chi conosce la letteratura sa che questa roba è vecchia, e non lo è nemmeno nel senso nostalgico e dolcemente inattuale di "Paycheck". Quel che stupisce è la perserveranza nel fare film sui memento, ciò che bisognerebbe ricordare e ciò che non si riesce, ciò che vorremmo dimenticare e che invece ritorna, anche come fantasma. In tal senso, "Cypher" si conclude con il più facile dei colpi di scena (sai chi sei?), mentre "Codice 46" torna sull'argomento di "Paycheck" e del prossimo "Eternal Sunshine" di Gondry (a proposito: quando esce?), ovvero dimenticare di essersi innamorati e ritrovare automaticamente il sentimento grazie alle affinità elettive. Devo dire che l'idea migliore è che alla Morton sia stato inoculato una sorta di virus della paura che la allontana dall'uomo che non deve amare e lei si fa legare per poter fare l'amore con lui. La scena è tuttavia sgradevole, impostata come uno stupro con assenso in forma di romantica concessione, il che mi lascia un po' perplesso sulla sensibilità di Winterbottom, che come noto è un regista che ha la delicatezza di un kamikaze. Comunque, due film su un futuro che promette e impone la serenità, che - come tutti sanno - non è di questo mondo. di menarini | 13/05/2004
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