Caro Rocco Siffredi, ti scrivo poiché temo che tu non abbia compreso quanto la tua scelta di girare "Pornocrazia" di Catherine Breillat sia catastrofica. Sei un uomo intelligente, pieno di ammiratori tra i quali mi onoro di militare, hai probabilmente operato una silenziosa rivoluzione del cinema porno italiano mainstream. Decine di hot d'or, una trentina di prestazioni da antologia (tra le diecimila complessive), record su record. Sei stato - insieme a Tomba, Valentino Rossi, Baggio, il maestro Muti, Renzo Piano, Armani e Versace - uno dei nostri più degni e grandi artisti da esportazione. Suvvia, chi ormai pensa più che il porno sia da sdoganare? Siamo nel 2004, oggi nelle sale d'essai piene di anziane signore persino Martone piazza un pompino in primo piano. Che bisogno c'era dunque di imbarcarsi in una tale schifezza, e per di più dopo aver già toccato il fondo con "Romance"? Perché dobbiamo ricordarti così, dimesso e spelacchiato, alle prese con un copione vetusto e infantile di provocazione infima? Perché bere il mestruo della protagonista? So che hai rifiutato di farti riprendere durante un rapporto sessuale con un uomo, poiché avresti deluso i fans. Beh, io sono assai più deluso nel vederti in un ruolo tanto umiliante, nelle mani di una regista che ti vuole solo distruggere, in nome di una parodia della parodia del più superato femminismo. Possibile che nessuno ti abbia detto che tipi come la Breillat, Virginie Despentes, Bruno Dumont e compagnia pornomane hanno solo paura del sesso e possiedono un cranio grande come una pigna di bosco? Lascia stare, Rocco, non farti "rivalutare" che non ne hai bisogno, lasciaci in eredità i tuoi film, quelli veri, che sono ben più femministi di questa sconcezza. I tuoi monumenti sono ben altri. Sappi che ti voglio ancora bene: in tempi di fahreneit, chissà a che temperatura potrebbe bruciare la pellicola della Breillat. Piromani, fatevi avanti.