22/01/2004

Corea e Giappone

Roy Menarini scrisse: Era un po' di tempo che volevo parlare di alcuni film orientali recuperati su satellite. Dunque, i coreani - che da un po' di anni sono all'avanguardia nella riscrittura dei generi cinematografici - mostrano alti e bassi. "H" di J. Lee non esprime un gran che di nuovo, soprattutto per chi ha visto i film di Kurosawa Kiyoshi ("Cure" soprattutto). Anche qui il serial killer riesce a colpire attraverso una specie di "virus omicida" a metà tra ipnosi e dannazione. La cura della messa in scena è, al solito, molto raffinata, ma solo alcune sequenze vagamente sanguinose alimentano l'interesse dello spettatore. Di tutt'altra pasta, invece, "Sympathy for Mr. Vengeance" di Park, un esempio di cinema di genere e d'autore insieme implacabile, torturante e completamente inedito. Non racconto la storia se non per dire che si tratta di due poveracci che rapiscono una bambina per pagare un'operazione (nocciolo mélo) innescando un'ecatombe feroce che stritola i protagonisti fino alla fine del film. E' un'opera disperata e lucidissima, che consiglio a tutti. Concludo con i famigerati "Ju-On: Rancore". Sky sta trasmettendo i due film della serie televisiva (del 2000, se non erro), anche se le guide tv annunciano i film del 2002 e 2003. Shimizu, infatti, il regista, ha girato prima le due opere televisive poi un film per il cinema e infine un seguito cinematografico, tutti concentrati su spiriti e fantasmi "rancorosi" che infestano case dove sono avvenuti fatti orribili. Shimizu, inoltre, sta per girare il remake del remake in America, sotto la produzione di Sam Raimi. E' tutto molto intricato, ma a ben vedere esemplare. Mezzo mondo sostiene che "Ju-On" è una serie pessima, che scopiazza da "Ring" e altro cinema spettrale. Gli altri - me compreso - lo trovano davvero pauroso, con soluzioni di messa in scena assai ardite (i fantasmi si muovono in luoghi claustrofobici, lontani da tradizioni gotiche e animiste, la loro comparsa è ottenuta con soluzioni linguistiche interessanti, il lavoro sul suono è eccezionale). Ciò dimostra che l'originalità di per sè non significa nulla e che l'imitazione smaccata della bambina di "Ring" non oscura un buon film, anzi mette in luce le catene formali e imitative di cui tutto il cinema si nutre. Del resto, "Ring" era già debitore di "Scream" (per la morte a bocca aperta" e di "Videodrome" per la vhs), per cui...
di menarini | 22/01/2004
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